Una fiaba per una, cento, mille scuole

Da noi al villaggio in Africa, la sera seduti davanti ad un grande fuoco o al chiaro di luna, i bambini si raccolgono intorno ad un adulto per assaporare il momento magico del racconto.
Il narratore inizia sempre dicendo: “Racconto” e i bambini rispondono in coro “Comincia”.
E’ ancora vivo in me il ricordo dei numerosi racconti che mi sono stati narrati da un anziano del mio villaggio che oggi è scomparso.
Io lo ricordo
con rimpianto perché come si dice in Africa “quando un vecchio muore è una biblioteca che scompare.
(Mamadou Bamba Toure)

Mamadou Bamba Toure è uno scrittore Senegalese. L’ho conosciuto una settimana fa, era una serata gioiosa, stavo per andare a cena con mia figlia a casa di un mio amico e ce lo siamo ritrovati in macchina, quando l’amico comune passò a prendermi all’uscita dal lavoro. Curiosa al mio solito, cominciai a fargli un mare di domande. Lui riuscì a catturare completamente la mia attenzione quando, alla classica “ma cosa fai di bello” mi rispose quasi timidamente sono scrittore.
Nel giro di un paio d’ore riuscì a raccontarsi, lui perfettamente trilingue, wolof, francese e italiano, ha il sogno di una libreria ambulante su un pulmino, laggiù in Senegal, il paese dove vive la sua estesissima famiglia, i suoi figli, i suoi amici più cari. Ci racconta di quanto sia essenziale avere questo supporto, questa rete di affetti ed il senso delle proprie radici. Io annuisco, io che di radici non ne ho avute per vent’anni e solo tornando ho capito quanto sia importante quel grande fuoco attorno a cui raccontarsi le proprie vite quotidiane. Ovvero, l’amore e l’amicizia dei più cari.
Mamadou è sereno, gli chiedo se non gli mancano la moglie ed i figli. Mi dice sorridendo che nessuna strada porta ad un albero senza frutti, che ogni esperienza ha un fine, anche quelle più negative. Questa lontananza momentanea ha un senso. Solo un velo di manlinconia momentaneo, quando racconta del quarto figlio che sta per nascere, ma si tranquillizza subito, perché la moglie è circondata da affetti e da aiuti e non avrà problemi anche senza di lui. “Certo” aggiunge “quattro figli sembrano tanti per la società occidentale, ma dovevamo farlo.  Il quarto figlio era dovuto alla memoria di mia sorella, morta di cancro (a cui è dedicato anche il libro, ndr). Ogni figlio nella nostra cultura ha un significato particolare, non viene per caso. Questo mio ultimo figlio è arrivato perché mia sorella non c’è più, per prendere il suo posto nel mondo”.
Parlargli mi dà una grande pace, e gioiosa è anche la fine dell’incontro, mi dedica una copia del suo libro di fiabe, una dedica a me e a mia figlia nella sua lingua natìa con traduzione. Lo terrò caro. Decido di leggerlo quella sera stessa, con la promessa di una recensione sul mio blog.

La recensione ritarda, viene rimandata a causa di un trasloco. Poi, qualche giorno fa, i fatti di Firenze. Di cui non voglio parlare qui, perché quell’atroce violenza non riesce in nessun modo a collocarsi nella serenità di queste persone, della loro cultura in cui nessuno può essere lasciato solo a soffrire, in cui ci sono frutti in tutti gli alberi incontrati per strada.
Non voglio disquisire nuovamente sulle ragioni che portano certi psicopatici xenofobi e fascisti a causare dolore e distruzione, perché questo post era stato pensato in modo sereno. Scrive Mamadou a proposito della strage di Firenze, il nostro dolore è grande perché oltre ad uccidere due esseri umani, il razzista ha ucciso due famiglie (quasi due tribù) che immagino dipendevano dal denaro che mandavano i poveri Mor Diop e Modou Samb.
Ed io che volevo parlare dei suoi proverbi africani e delle sue favole piene di animali antropomorfi.

Perché noi che ci crediamo così superiori nella nostra cultura dell’isolamento e dello spreco, abbiamo dimenticato che occorre sapere condividere, e che più si da più si riceve, come ci ricorda Mamadou alla fine dell’ultima storia.
Dodici storie brevi, da leggere ai bambini la sera, illustrate da un ragazzino senegalese coetaneo di mia figlia. Favole scritte e pensate in una lingua e in una cultura così distante dalla nostra ma che vorrei tanto così vicina.
Mamadou è a Roma in questi giorni. Se lo incontrate, vi si avvicinerà senz’altro con il suo accattivante sorriso, con quella serenità che toglie almeno dieci anni dalla sua reale età anagrafica, e si presenterà con un “ciao, sono uno scrittore e vengo dall’Africa”. Se comprate uno dei suoi libri (ne ha scritti e pubblicati tre), mettete un po’ di speranza nel suo sogno di tornare e vivere sereno nel suo paese. Se invece preferite comprarlo online tramite i link segnalati qui sotto, contribuirete alla costruzione di una scuola per il villaggio Kakanda-Dilambo in Congo.
In entrambi i casi contribuirete alla costruzione di un sogno. Uno scrittore che vuole essere letto, perché è il sogno di tutti noi scrittori, vero? Comunicare il nostro mondo. Che diventa così un patrimonio collettivo, la grande biblioteca della nostra umanità.

Mamadou Bamba Toure, Gainde Ak Bouki, Favole Africane

Associazione Fonte di Speranza ONLUS

Diego di Fonte di Speranza, Mamadou e in mezzo, come potete intuire dalle dimensioni, l'autrice di questo blog.

“Mio caro amico, se vuoi il mio cuore vieni a cercarlo.”

27 commenti a Una fiaba per una, cento, mille scuole

  1. semprevento scrive:

    …ma sei tutta concentrata , mia cara!!
    Ho messo il tuo articolo su FB, ho fatto male????
    bacio sereno .
    vento

  2. Martina scrive:

    @Vento: ma hai fatto benissimo, anzi, invito la massima diffusione perché Mamadou merita… i suoi libri sono autoprodotti, chissà che prima o poi qualche casa editrice lo noti ;)
    (p.s. guarda tra le richieste di amicizia… non sapevo fossi su fb :) )

  3. Diemme scrive:

    Che testimonianza meravigliosa che ci hai portato, e che bello tutto quello che pensi, scrivi e fai!

    Ora, non mi mandare al diavolo, ma penso che tutto quello che hai passato sia stato necessario per renderti la persona straordinaria che sei, con così tanto da dare e comunicare. Ora, non mi ti metto a fare discorsi su come il Signore ci forgia, mi limiterò a pensarlo… ;)

  4. Martina scrive:

    No, non ti mando al diavolo, difatti penso che hai ragione ;)
    Non sul fatto del divino, ovviamente :D
    Ma noi siamo il frutto del nostro passato, e quando si passano brutte esperienze si impara ad apprezzare le esperienze più belle che arrivano dopo.
    A quel punto però il passato deve scomparire per dar spazio al presente. Che ha bisogno di spazio, per riuscire ad essere bellissimo.
    Mamadou avrebbe un paio di bei proverbi africani per l’occasione. :)

  5. sabby scrive:

    che bella persona sei!!!!
    dopo, con calma, metterò qualcosa nel mio blog!!!
    siete belli in questa foto!

  6. Martina scrive:

    Grazie per la diffusione Sabby, un abbraccio.

  7. sabby scrive:

    no cara, grazie a te!!

  8. Luz scrive:

    Ehi, ma questo è un post da prendere in grande considerazione!!! Inoltrerò il messaggio.
    Per ora un abbraccio a te.

  9. Martina scrive:

    Grazie Luz ed un forte abbraccio ;)

  10. Cri scrive:

    Grazie, grazie, grazie, Martina, per la condivisione di questo pezzetto di vita e di umanità. Ieri sera ho scritto ad un’amica carissima che non riesco a non scommetterci ancora sugli esseri umani. Sapevo che ci pigliavo. Ti abbraccio e abbraccio forte i tuoi amici.
    Posto anch’io su FaceBook perché questa è una Buona Novella.
    (E quanto, quanto sei carina nella foto ^^)

  11. kalojannis scrive:

    Forse proprio l’assenza dal “grande fuoco” ci permette di poterlo apprezzare… e forse il fine delle esperienze negative (quale può essere quella di una lontananza dai veri affetti) è proprio quella di farci capire quanto grande e importante è quel “grande fuoco”…

  12. Diemme scrive:

    Il mio bisnonno aveva credo tredici figli, e alla sera li riuniva tutti intorno al camino e raccontava loro tante storie, raccontava, raccontava…

    Non si limitava a raccontare, aveva insegnato a tutti a suonare la chitarra e il mandolino e quando alla sera lui, il patriarca, si riuniva coi suoi figli accanto al camino, ai racconti seguiva la musica, e le voci festanti di tutti che cantavano.

    Giorni fa, quando alla discussione della tesi di laurea di una mia amica, in cui si parlava anche di Shoà, ho sentito raccontare di mio nonno, mi sono venuti i brividi, tra il ricordo dei racconti di quelle giornate familiari serene e la sua deportazione, assieme ad alcuni dei suoi figli, nel lager da cui non sarebbe più tornato.

  13. Martina scrive:

    @Cri: ho visto su facebook e ti ringrazio molto. Insomma, carina, se riesci a scorgermi… :lol:

    @Kalos: hai centrato in pieno. Chi ha ha una famiglia estesa la da’ per scontata, si lamenta spesso soprattutto in questo periodo,attorno a Natale, il “dover” fare tutte le tavolate ecc. Però non tiene in conto l’altro lato della medaglia: che non si troverà mai da solo in caso di difficoltà. Tutti abbiamo bisogno del grande fuoco, io la famiglia estesa la volevo davvero. Quando Mamadou parlava della sua, ero incantata.

    @Diemme: bella questa storia, pur nella tristezza della sua conclusione. Però l’idea del patriarca, su cui si regge la famiglia estesa, da consolazione e sicurezza. Oddio, 13 figli magari è un po’ troppo, ma avere attorno i nipoti, cognati, parenti, ecc., beh è l’idea della tribù, del clan, quella per cui siamo strutturati noi esseri umani, ormai totalmente alienati.
    Mamadou era sopreso di quanto siamo continuamente stressati noi occidentali… eccecredo, chiamala vita, questa…

  14. cavaliereerrante scrive:

    A very little flower’s daughter, but irreducible ! :-)
    Tutte le favole, come ci ha insegnato @Esopo prima e @Fedro poi, hanno una morale ….
    Quella che ci hai raccontato Tu, @Martina, non ne ha bisogno …. basta il suo fuoco che riscalda come e più del sogno !

  15. Giuseppe scrive:

    Meraviglioso post, solo tu potevi incontrare e prestar attenzione a questo meraviglioso personaggio…
    Aprofitto di questo spazio per inviare a te, famiglia e conoscenti, un sentitissimo AUGURIO DI BUONE FESTE e non solo…
    L’augurio di ogni bene vi accompagni ben oltre le festività e l’anno nuovo…
    Sopratutto serenità Giuseppe

  16. Martina scrive:

    @Bruno: le storie africane seguono proprio la struttura della favola di Esopo. animali antropomorfi e sempre una morale. Mamadou mi ha davvero incuriosito, non appena avrò tempo voglio senz’altro leggerne di più!
    Piccola figlia dei fiori? Ahahah :) Un po’ difficile con la società di oggi, non ti pare? E’ un po’ come nuotare nel mare in tempesta… :(

    @Giuseppe: grazie, sei sempre molto caro. Auguri anche a te, nel frattempo abbiamo altri progetti con Mamadou, vi terrò aggiornati ;)

  17. Diemme scrive:

    Sei una gran donna Martina.

  18. cavaliereerrante scrive:

    Convengo in toto con @Diemme, irriducibile @Martina …. e da uomo aggiungo una GRANDE piccola Donna, dalla voce bellissima, profonda, inconfondibile !!! :-)
    @Bruno

    With your mercury mouth in the missionary times
    and your eyes like smoke and your prayer like rhymes
    and your silver cross and your voice like chimes
    oh … who do they think could bear you ?
    With your pockets well protected at last
    and your street car visions which you place on the grass
    and your flesh like silk and your face like glass
    who could they get to carry you ?

    Sad eyed Lady from the lowlands …
    where the sad eyed prophets say that no man comes,
    my warehouse eyes my arabia drums
    should I put them by gate
    or sad eyed Lady should I wait ???

  19. Irlanda scrive:

    Davvero una splendida testimonianza…

  20. mamadou scrive:

    CIAO A TUTTI. AUGURI PER UN ANNO 2012 DI SALUTE, PACE, SERENITA, AMORE, FELICITA E SOLDI ( PER AIUTARE LE PERSONE IN DIFFICOLTA ).

    COME LO VUOLE LA TRADIZIONE SENEGALESE : MIA FIGLIA UNA SETTIMANA DOPO LA NASCITA ( 24 DICEMBRE) A OGGI ( 31 DICEMBRE) UN NOME: MOUSLY. QUINDI LA MIA PRINCIPESSA PORTERA IL NOME DI MIA SORELLA MOUSLY MORTA IL 21 SETTEMBRE 2010 AD ATENE IN GRECIA DI UN TUMORE AL SENO.E UN DOVERE PER ME, PERPETUARE LA MEMORIA DI MIA SORELLA. QUINDI E UN SOGNO CHE SI REALIZZA SPERANDO CHE L’ALTRO SOGNO ( QUELLO DEL PULMINO )SI REALIZZERA IN QUESTO NUOVO ANNO 2012.

    VOSTRO FRATELLO AFRICANO,

    MAMADOU

  21. Diemme scrive:

    @mamadou: allora sei un novello papà! Tanti auguri, fratello africano, per l’anno nuovo, per tua figlia, e per tutti i tuoi sogni.

  22. Martina scrive:

    Mamadou, auguri (te li faccio anche qui) alla tua bellissima bimba e a tutta la tua famiglia… che possiate passare un anno sereno, ma davvero ;)

  23. Martina scrive:

    “L’essere uomo è il rimedio dell’uomo”. Bellissimo articolo, Mamadou.

  24. Claudia scrive:

    Ciao Martina e tutti,
    ho avuto la fortuna di conoscere Mamadou da qualche anno ormai, ed à stata una gradita sorpresa trovare un’articolo su di lui sul tuo blog.
    Ma non sono di certo sorpresa dell’ottima impressione che ti ha fatto. Mamadou è davvero una persona deliziosa e di grande profondità, molto colto e molto saggio. Attraverso i suoi libri si può gustare un assaggio della grande cultura tradizionale, con solide basi spirituali e di solidarietà, che contraddistingue l’Africa e che qui si conosce ancora troppo poco.

  25. Martina scrive:

    Allora, io conosco varie Claudie… quale sei? ;) Grazie comunque per essere passata, benvenuta e concordo in pieno con l’impressione su Mamadou :)

  26. Claudia scrive:

    Ciao Martina,
    allora io sono una Claudia nuova (in molti sensi) e non ti conoscevo prima. Forse è stato un altro regalo di Mamadou… farci incontrare :-)
    Molto lieta di conoscerti e di leggere il tuo blog :-)

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